La Storia

La Barchessa Valmarana appartiene al ricco patrimonio artistico delle Ville Venete. La Barchessa è ciò che resta della settecentesca Villa Valmarana, un complesso edificio costituito dal corpo padronale ai cui lati si sviluppano due barchesse. Fino alla fine del 1600 la barchessa era quella parte della villa che rimaneva al servizio dell’agricoltura, come granaio, e sotto le cui arcate venivano riposte le barche (da queste si trasse poi il nome barchessa), affinché non disturbassero il normale utilizzo del Naviglio del Brenta (era infatti vietato lasciare le barche attraccate lungo il Canale).

Il XVII secolo, l’ultimo della Repubblica Marinara di Venezia, è caratterizzato da una vita dedita al divertimento ed all’ostentazione: simbolo di tutto ciò diventano le feste che, organizzate all’interno delle ville lungo la Riviera del Brenta, duravano anche più di un giorno. Si presenta così alla Famiglia Valmarana la necessità di dare ospitalità agli invitati, ma il palazzo di famiglia o corpo padronale, era sufficiente solo per i famigliari. Così le Barchesse della Villa vennero trasformate in Foresterie per assolvere a questa esigenza: da “foresti” (indicando con questo termine parenti e amici) si trae la parola foresteria.
L’interno venne completamente decorato a fresco, in quanto anche la decorazione assolveva al compito di ostentazione da parte della famiglia veneta. Ci perviene ancora il ricordo delle grandi feste che Propero Valmara, Cavio alla mercanzia, aveva esteso nella sua villa nel 1764 per il rappresentante del Bej di Tripoli con cui aveva esteso un trattato di commercio per conto della Serenissima.

Guarda gli ambienti

Alla fine del secolo scorso la famiglia Valmarana, per non pagare le tasse sui beni di lusso, abbatté il corpo centrale della villa lasciando così il complesso privo della costruzione principale. Demolita l’abitazione rimasero, ai fini di utilità pratica, le due barchesse laterali che, a differenza del corpo padronale, non erano considerate edifici di lusso. Le due barchesse hanno poi un diverso destino: quella di sinistra, che ha una chiesetta dove’è sepolta una della ultime proprietarie, passa in mano a sei famiglie che ne modificano la struttura architettonica per ottenere più spazio; quella di destra, diventa prima una cantina-taverna e poi è acquistata dallo scultore Luciano Minguzzi che ne cura il restauro e ne studia gli affreschi (1964-65).
Il radicale ed accurato restauro ha portato la barchessa Valmarana al suo passato splendore: un aspetto monumentale per l’ampio porticato a doppie colonne, manifesta la funzione di rappresentanza che l’edificio era chiamato a svolgere.

La Storia

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La Barchessa Valmarana appartiene al ricco patrimonio artistico delle Ville Venete. La Barchessa è ciò che resta della settecentesca Villa Valmarana, un complesso edificio costituito dal corpo padronale ai cui lati si sviluppano due barchesse. Fino alla fine del 1600 la barchessa era quella parte della villa che rimaneva al servizio dell’agricoltura, come granaio, e sotto le cui arcate venivano riposte le barche (da queste si trasse poi il nome barchessa), affinché non disturbassero il normale utilizzo del Naviglio del Brenta (era infatti vietato lasciare le barche attraccate lungo il Canale).

Il XVII secolo, l’ultimo della Repubblica Marinara di Venezia, è caratterizzato da una vita dedita al divertimento ed all’ostentazione: simbolo di tutto ciò diventano le feste che, organizzate all’interno delle ville lungo la Riviera del Brenta, duravano anche più di un giorno. Si presenta così alla Famiglia Valmarana la necessità di dare ospitalità agli invitati, ma il palazzo di famiglia o corpo padronale, era sufficiente solo per i famigliari. Così le Barchesse della Villa vennero trasformate in Foresterie per assolvere a questa esigenza: da “foresti” (indicando con questo termine parenti e amici) si trae la parola foresteria.
L’interno venne completamente decorato a fresco, in quanto anche la decorazione assolveva al compito di ostentazione da parte della famiglia veneta. Ci perviene ancora il ricordo delle grandi feste che Propero Valmara, Cavio alla mercanzia, aveva esteso nella sua villa nel 1764 per il rappresentante del Bej di Tripoli con cui aveva esteso un trattato di commercio per conto della Serenissima.

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Alla fine del secolo scorso la famiglia Valmarana, per non pagare le tasse sui beni di lusso, abbatté il corpo centrale della villa lasciando così il complesso privo della costruzione principale. Demolita l’abitazione rimasero, ai fini di utilità pratica, le due barchesse laterali che, a differenza del corpo padronale, non erano considerate edifici di lusso. Le due barchesse hanno poi un diverso destino: quella di sinistra, che ha una chiesetta dove’è sepolta una della ultime proprietarie, passa in mano a sei famiglie che ne modificano la struttura architettonica per ottenere più spazio; quella di destra, diventa prima una cantina-taverna e poi è acquistata dallo scultore Luciano Minguzzi che ne cura il restauro e ne studia gli affreschi (1964-65).
Il radicale ed accurato restauro ha portato la barchessa Valmarana al suo passato splendore: un aspetto monumentale per l’ampio porticato a doppie colonne, manifesta la funzione di rappresentanza che l’edificio era chiamato a svolgere.